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Vetro Contest Art
Essendo di natura romantica, ed avendo imparato a sognare già da giovane età, ho una concezione dell’Amore al quanto utopica e spesso anche incomprensibile da me stesso. Non mi ritengo un “latin-lover”, ne penso di essere bello, ma posso dire che ho avuto un numero abbastanza elevato di ragazze. La cosa che mi diverte di più in amore è l’enfasi dei primi mesi, tutta la voglia che si ha di conoscersi, e di conoscere quale mondo fatato è racchiuso nella mente dell’altro, quali difetti può nascondere un corpo privo di vesti e che sapore ha la carne cruda, quando la si trova fra le labbra carnose, e la si sfiora con i denti.
Amavo ed amo farle innamorare, per innamorarmi ancora di più, di loro, e di me stesso. L’Amore trasforma l’Essere da un corpo solo, arido e solido ad un qualcosa di fluttuante, liquidio manegevole dell’Amore stesso; per poi magari risolidificarlo nel momento in cui esso finisce. Non è cattiveria, ne crudeltà, solo verità. Esterno i miei sentimenti senza freni ne timori. Sono innamorato dell’Amore e ne risplendo nella sua semplicità; nella fatalità di un sorriso mi sento vivo, e rinasco nell’intesa di uno sguardo che si crea in un istante. Preziosa è la Felicità, senza limite viene e và.
Avevo aspettato a lungo quel momento, avevo aspettato a lungo la persona con cui condividere la prima volta.
Era quasi tutto organizzato, Io volevo che fosse stato speciale e prima dei miei 18 anni, lei voleva che fosse stato speciale ed indolore.
Era un sabato pomeriggio, uno di quei giorni di metà marzo che sono ancora troppo freddi per uscire senza una giacca, ma troppo profumati per non farti avvolgere dagli odori primaverili che sfiorano il naso e ti riconciliano i sensi.
Nuvole grigio ghisa passeggiavano sotto al sole, e mano a mano che giravo il viso verso destra si vedeva un cielo più scuro.
Ero in attesa della Fatina, nel balcone della mia cucina.
Giacca di pelle nera, maglietta nera, jeans chiari e occhiali da sole era il look giusto per far della Fatina una donna.
Questa Lei arrivò, bella e sorridente come al solito, il sole nel frattempo si era nascosto dietro a nuvole cattive, ma il suo profumo buono mi catturo’ e gli andai incontro.
Lei, non perse tempo, era già in ritardo, aveva fatto tardi per preparare tutto, per prepararsi, aveva fatto tardi suo padre, e non sapevamo quando mia madre sarebbe tornata!
Mi prese e mi chiuse fuori casa; era una sorpresa.
… La trovai nel letto sotto le coperte e disse: “Buon compleanno Tito!”
La stanza era illuminata da una luce soffusa arancio fuoco, cosparsa da petali di rosa rossi, con un profumo strano che non avevo mai assaporato prima.
Le coperte color crema si adagiavano soffici sopra le sue gambe color vanilla. Capelli biondi, occhi dolci e labbra a cuore rosso fragola, mi rapirono.
La musica partì da sola e mi avvicinai.
Le sfiorai il viso, lei sorrise come spaventata,ma felice di esserlo. Chiusi gli occhi e appoggiai le mie guance contro le sue, scesi verso il collo e mi fermai, la guardai negli occhi, e potevo finalmente leggere il suo vibrante pensiero. Quel momento non fini’ mai.
Ci avvolgemmo in fluttuose spirali di colori vivi, volteggiando nella stanza come demoni abili. Ci animammo specchiandoci negli occhi dell’altro, catturando carezze e sospiri.
Costeggiando l’amore, ci dirigemmo verso l’infinito.
In quell’indefinito momento passamo da corpo solido a liquido per unirci in una trasperenza vetrile, per essere Uno.
Dalla testa al cuore, dal corpo all’anima, la nostra Lei, aveva fatto suo il nostro Leader.
Aveva iniziato a piovere fuori, e si sentiva che la temperatura si era abbassata.
Noi, abbracciati sotto le coperte, ci stringevamo, teneri, felici della nostra complicità.